Le persone obese hanno maggiori probabilità di sviluppare una degenerazione articolare che richiede un intervento di chirurgia protesica e vanno incontro a un maggior rischio di esiti avversi post-chirurgici. In particolare, la percentuale crescente di pazienti con indice di massa corporea (Bmi) elevato che necessitano di sostituzione del ginocchio rappresenta «una sfida urgente per i chirurghi ortopedici», secondo Hasan Mohammad dell’Università di Oxford, in Inghilterra, che con due colleghi ha approfondito la questione in uno studio comparso sul Journal of Bone and Joint Surgery.
C’erano in letteratura dati contrastanti su come il Bmi influenzi l’esito di questi interventi, che possono essere eseguiti utilizzando tecniche cementate o senza cemento. Lo studio degli esperti britannici ha valutato i risultati a lungo termine di entrambe le opzioni chirurgiche in relazione al Bmi, scoprendo una superiorità delle protesi non cementate nei pazienti obesi o sovrappeso.
Gli autori hanno esaminato oltre 10mila pazienti operati con un intervento di sostituzione parziale del ginocchio con entrambe le tecniche e li hanno stratificati in quattro gruppi in base al Bmi: sottopeso (<18,5 kg/m2), normopeso (da 18,5 a <25 kg/m2), sovrappeso (da 25 a <30 kg/m2) e obesi (≥30 kg/m2). Il focus principale è stato il tasso di revisione, definita come qualsiasi ulteriore intervento chirurgico al ginocchio operato dopo la sostituzione protesica primaria.
Il tasso complessivo di sopravvivenza degli impianti a dieci anni è stato del 90,1% per gli impianti cementati e del 92,8% per quelli non cementati. Nei pazienti in cui sono state impiantate protesi con cemento, il tasso di revisione è aumentato al crescere del peso corporeo, passando da 0,92 per i soggetti normopeso, a 1,15 per i sovrappeso e 1,31 per gli obesi. Non si è invece osservata un’analoga progressione nel caso di protesi senza cemento, in cui i tassi di revisione sono stati, rispettivamente, di 1,09, 0,70 e 0,96. Inoltre, i pazienti obesi hanno fatto registrare meno della metà dei tassi di mobilizzazione asettica e dolore nel gruppo senza cemento rispetto al gruppo cementato.
Nel gruppo con peso normale, il tasso di sopravvivenza a dieci anni degli impianti è stato all’incirca lo stesso per quelli cementati (93,8%) e per quelli senza cemento (94,3%). Al crescere dell’indice di massa corporea si sono invece evidenziate delle differenze, con tassi di sopravvivenza maggiori per gli impianti senza cemento rispetto alla tecnica cementata: 93,8% rispetto all’88,5% nei pazienti sovrappeso e 91,8% contro il 90,7% nei pazienti obesi. La differenza era principalmente legata all’allentamento asettico, mentre la percentuale delle altre complicanze, mediche o chirurgiche, è stata simile tra le due tecniche.
Il gruppo di persone sottopeso era composto da appena 13 persone, un numero insufficiente per condurre un’analisi statisticamente significativa.
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








