Sebbene sia ancora da delineare con precisione nei possibili meccanismi fisiopatologici, la relazione tra sindrome del tunnel carpale e ormoni sessuali femminili sembra essere suffragata da alcuni elementi epidemiologici e clinici significativi, a partire dall’incidenza superiore nelle donne che negli uomini, in particolare con un picco nella sesta decade di vita. È stata inoltre verificata, in campioni bioptici, la presenza nel legamento trasverso del carpo di un più alto numero di recettori per gli estrogeni nelle pazienti di età compresa tra i 50 e i 70 anni che in quelle più giovani o più anziane e negli uomini.
Il rischio di sviluppare la sindrome ex novo, anche in forma grave, in associazione con un cambiamento dell’assetto estroprogestinico assimilabile alla menopausa è stato recentemente valutato in uno studio osservazionale condotto presso la Mayo Clinic di Rochester, in Minnesota, in collaborazione con le università europee di Vienna e di Nijmegen, su una popolazione di circa 1.400 donne under 50. Tutte le donne erano state sottoposte a ovariectomia bilaterale per una patologia ovarico-annessiale benigna (nel 59% dei casi) oppure in concomitanza con un’isterectomia (nel 41% dei casi) tra il 1988 e il 2007 e seguite fino alla fine del 2014.
Le analisi dei dati relativi alle pazienti, confrontate con un gruppo di controllo di donne non operate, hanno effettivamente evidenziato tra le prime un’incidenza significativamente più alta della patologia del tunnel carpale a diversi livelli di gravità, con un rischio apparentemente maggiore per quelle con un’indicazione ovarica all’intervento, con un basso indice di massa corporea e per le nullipare. Nelle donne ovariectomizzate colpite da una forma grave – definita tale sulla base di un referto elettromiografico oppure della necessità di trattamento con terapia corticosteroidea infiltrativa o con decompressione chirurgica – la sindrome è stata diagnosticata a una distanza mediana dall’intervento di 7 anni e a un’età mediana di 52 anni.
Tra i rilievi, in qualche modo inaspettata è stata invece l’assenza di un effetto protettivo della terapia ormonale sostitutiva con estrogeni.
«I nostri riscontri si prestano a fornire diverse spiegazioni plausibili all’associazione tra ovariectomia e patologia del tunnel carpale – puntualizzano Walter Rocca e collaboratori –. Spiegazioni che potrebbero non essere mutualmente esclusive ma verosimilmente applicabili a diversi sottogruppi di donne».
La prima ipotesi avanzata dagli autori è che via sia un fattore di rischio non ancora noto che sottende sia la malattia neuromuscolare che la patologia ginecologica per la quale si richiede un’ovariectomia bilaterale e che tale denominatore comune possa essere di origine genetica, ambientale o legato a un evento patogenetico intercorso nelle prime fasi della vita.
In alternativa potrebbe essere in causa, per esempio in soggetti con collagenopatie o con squilibri ormonali o neurochimici, una soglia del dolore più bassa, che indirizza verso un intervento di istero-ovariectomia in caso di dolore pelvico cronico e al contempo aumenta la probabilità di una diagnosi di sindrome del tunnel carpale.
Infine c’è l’eventualità che l’associazione tra le due condizioni sia diretta e di natura causale, mediata dal deficit di estrogeni, di altri ormoni ovarici e/o da un’alterazione funzionale del sistema ipotalamo-ipofisi conseguenti alla rimozione delle gonadi.
Monica Oldani
Giornalista Tabloid di Ortopedia








