Attendere più di quattro ore in pronto soccorso è associato a un aumento del rischio di morte e a una degenza ospedaliera più lunga per i pazienti con frattura dell’anca, secondo uno studio pubblicato su Emergency Medicine Journal (1). Insomma, l’obiettivo dell’intervento di frattura di femore entro 48 ore resta fondamentale – e in diverse Regioni italiane è raggiunto in meno del 60% dei casi – ma gioca un ruolo rilevante anche come viene gestito il paziente prima di entrare in sala operatoria. Se viene parcheggiato per troppo tempo in pronto soccorso, senza un’adeguata assistenza, tutti i dati di sopravvivenza peggiorano.
Lo studio è stato condotto in un centro traumatologico scozzese, a cui fa riferimento quasi un milione di persone: si è visto che il tempo di attesa per oltre un terzo dei pazienti ha superato lo standard nazionale, secondo il quale i pazienti dovrebbero essere dimessi dal pronto soccorso oppure ricoverati entro quattro ore.
«La chirurgia precoce è associata a una riduzione del rischio di morte e di complicazioni perioperatorie, ma con i tempi di attesa in pronto soccorso in aumento nel Regno Unito e altrove, è molto probabile che gli interventi per frattura dell’anca possano subire ritardi», avvertono gli autori, coordinati da Nicholas D Clement dell’Università di Edimburgo.
Per valutare l’impatto potenziale di attese superiori allo standard nei pazienti con frattura dell’anca, i ricercatori hanno analizzato retrospettivamente i dati del database locale relativi a tutti i pazienti di almeno 50 anni ammessi tra l’1 gennaio 2019 e il 30 giugno 2022, monitorandoli per almeno otto mesi. Durante il periodo dello studio, sono state 3.611 le persone ricoverate per una frattura dell’anca; l’età media era di 81 anni, il 72% erano donne. Il tempo medio prima dell’intervento chirurgico è stato di 27 ore, con una media di 22,5 ore tra il ricovero e l’intervento. La durata media della degenza ospedaliera è stata di nove giorni, mentre il follow-up successivo è durato 529 giorni, periodo in cui 1.314 pazienti (poco più del 40%) sono deceduti.
Nel complesso, i pazienti che hanno atteso più di quattro ore nel pronto soccorso sono stati più un terzo e hanno mostrato una probabilità significativamente maggiore di riospedalizzazione e hanno presentato un rischio chirurgico più elevato. Il rischio di morte a 90 giorni è aumentato in parallelo con il ritardo dell’intervento chirurgico; dopo aver considerato i fattori potenzialmente influenti, un’attesa superiore a quattro ore è stata associata a un aumento del rischio di morte del 29% a 60 giorni, del 36% a 90 giorni e del 15% al controllo finale.
Tra i fattori associati indipendentemente alla mortalità a 90 giorni figurano: sesso maschile, età avanzata, ricovero nei mesi invernali, rischio operatorio elevato, residenza in case di cura e tempi più lunghi tra il ricovero in reparto e l’intervento.
Gli autori non offrono spiegazione dei dati ottenuti, ma suggeriscono che un trasferimento diretto dalla sala d’emergenza alla sala operatoria potrebbe migliorare le probabilità di sopravvivenza di questi pazienti.
Intanto anche il British Medical Journal (2) ha pubblicato dati allarmanti sugli esiti dell’attesa in pronto soccorso oltre il target delle 4 ore, analizzando questa volta tutti i pazienti e non solo quelli con fratture. Ebbene secondo i dati dell’Office for National Statistics su 6,7 milioni di cartelle cliniche di pazienti che si sono recati in un pronto soccorso in Inghilterra, i pazienti che trascorrono più di 12 ore in attesa hanno più del doppio delle probabilità di morire entro 30 giorni rispetto a quelli che vengono visitati entro due ore.
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia
Bibliografia
1) Clement ND, Farrow L, Chen B, et al. Delayed admission of patients with hip fracture from the emergency department is associated with an increased mortality risk and increased length of hospital stay. Emerg Med J. 2024 Oct 23;41(11):654-659.
2) Wise J. Risk of death more than doubles with long emergency waits, analysis shows. BMJ. 2025 Jan 20;388:r119.








