Il ritorno di popolarità di Barbie non si è limitato al cinema, ma ha raggiunto i reparti di ortopedia e riabilitazione. È successo all’ospedale pediatrico della University of Michigan, dove Alecia Daunter, professoressa di medicina riabilitativa, ha trovato un modo per aiutare i pazienti pediatrici a imparare diversi movimenti articolari utilizzando, appunto, una bambola Barbie.
In uno scenario in cui le visite tramite telemedicina diventano sempre più diffuse, i medici possono talvolta incontrare difficoltà a spiegare efficacemente i risultati di un esame muscolo-scheletrico o insegnare ai pazienti l’esecuzione di alcuni movimenti attraverso uno schermo. Ne possono derivare un peggioramento della qualità della visita e una frustrazione sia per i medici che per i pazienti. Per superare queste difficoltà, durante una visita virtuale, Daunter ha preso una Barbie dalla sua scrivania e ha iniziato a mostrare sulla bambola i gesti che voleva venissero eseguiti dal paziente.
Il risultato, come spiega su PM&R: The journal of injury, function and rehabilitation, è stato sorprendentemente positivo, tanto da indurre la dottoressa a fare un uso esteso e regolare della bambola. «La Barbie che uso viene fornita con una sedia a rotelle e può piegarsi praticamente in tutte le sue articolazioni – ha spiegato Daunter –. È un modello ideale per aiutare i miei pazienti a capire come ho bisogno che si muovano, flettano o estendano le loro articolazioni. Visto che ho trovato questo espediente sempre più utile con i miei pazienti, alcuni dei miei colleghi mi hanno suggerito di codificarlo come vero e proprio metodo, per poterlo eventualmente condividere con altri professionisti».
Così Daunter e Alyssa Cook, una specializzanda in medicina fisica e riabilitazione, hanno coinvolto due gruppi di bambini e ragazzi dai quattro ai 17 anni, per un totale di 30 pazienti, nella ricerca, che si è svolta tramite riunioni su Zoom con la presenza e partecipazione dei genitori. Cook ha utilizzato uno script predefinito per guidare il gruppo di controllo attraverso una serie di manovre di esame fisico senza la Barbie. Il secondo gruppo ha ascoltato lo stesso script mentre Cook utilizzava la Barbie per mostrare i movimenti che i medici volevano insegnare.
«Senza la Barbie, i pazienti, i genitori e io stessa ci sentivamo a volte frustrati quando era difficile comunicare, anche se abbiamo sempre completato la sessione – ha detto Cook –. Ma quando veniva utilizzata la Barbie, i pazienti avevano una migliore comprensione di ciò che dovevano fare e ho trovato più facile l’interazione con loro».
In un sondaggio, i partecipanti hanno espresso la medesima opinione: tutti coloro che erano stati inseriti nel “gruppo Barbie” hanno ritenuto che la loro esperienza fosse buona e hanno dichiarato di non aver avuto difficoltà a capire le richieste dei medici.
Cook e Daunter incoraggiano i colleghi a utilizzare qualche forma di supporto visivo quando chiedono ai pazienti di qualsiasi età di effettuare certi movimenti durante un appuntamento virtuale. «Non è necessario utilizzare una Barbie. È sufficiente dotarsi di una bambola o un manichino che abbia articolazioni in grado di muoversi e flettersi, in modo tale da mostrare efficacemente al paziente cosa deve fare – ha commentato Daunter –. Con il diffondersi della telemedicina, dobbiamo adattarci per assicurarci che i nostri pazienti ricevano comunque cure di qualità e si sentano a proprio agio durante gli appuntamenti».
Giampiero Pilat
Giornalista Tabloid di Ortopedia








