Il fenomeno noto come weekend effect – ovvero la maggiore probabilità di esiti avversi per i pazienti ricoverati o trattati nel fine settimana – trova una nuova conferma in uno studio retrospettivo condotto su oltre 429.000 adulti sottoposti a 25 tipi di interventi chirurgici tra il 2007 e il 2019 che ha incluso procedure sia elettive sia urgenti e ha previsto un follow-up a un anno. Ne è emerso che i pazienti operati il giorno immediatamente precedente il fine settimana presentano un rischio significativamente maggiore di mortalità, complicanze e riammissione rispetto a chi è stato operato il giorno successivo al weekend. La differenza, seppur modesta in termini assoluti, è statisticamente solida e costante nel tempo: il rischio combinato di esiti negativi a 30 giorni, 90 giorni e un anno aumenta rispettivamente del 5%, 6% e 5%, con una mortalità che cresce fino al 12% a un anno. Particolarmente colpiti risultano i pazienti sottoposti a interventi elettivi, segnalando come la tempistica dell’intervento in relazione al fine settimana possa incidere in modo rilevante sugli esiti anche in assenza di urgenza clinica.
Le cause di questo effetto sono probabilmente molteplici: il calo del personale sanitario nel weekend, sia in termini numerici sia di esperienza, sembra giocare un ruolo centrale. Lo studio rileva infatti che il venerdì è più probabile trovare chirurghi meno esperti in sala operatoria rispetto al lunedì, e che l’accesso a consulenti senior o a risorse diagnostiche avanzate è limitato durante il fine settimana. Inoltre, i team di guardia nel weekend tendono a conoscere meno i pazienti rispetto ai colleghi del team infrasettimanale, e questo può rallentare il riconoscimento precoce delle complicanze. Anche la ridotta disponibilità di esami complessi e procedure interventistiche incide sull’outcome post operatorio.
Non si osservano differenze significative in base alla complessità del caso, suggerendo che il tentativo dei chirurghi di pianificare interventi più semplici prima del weekend non è sufficiente a neutralizzare l’effetto. L’analisi dimostra inoltre che, ampliando la finestra temporale oltre il singolo giorno a ridosso del fine settimana, l’effetto si diluisce, confermando che il momento più critico è il venerdì.
Questi risultati sollevano interrogativi rilevanti sulle modalità di programmazione chirurgica. Potenziare i protocolli standardizzati post operatori, rafforzare la comunicazione tra i team e garantire una disponibilità costante di risorse e competenze anche nei giorni festivi, potrebbero rappresentare strategie efficaci per ridurre il rischio. La ricerca sottolinea quindi l’esigenza di garantire equità e continuità assistenziale indipendentemente dal giorno della settimana, affinché la qualità delle cure non venga sacrificata alle esigenze organizzative del sistema.
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








