Molti mettono in dubbio l’opportunità di eseguire interventi di artroscopia d’anca nei pazienti che hanno superato i quarant’anni. Non è un’operazione per vecchi? Una recente revisione della letteratura condotta da Nolan S. Horner della McMaster University, in Canada, insieme a colleghi sia canadesi che statunitensi, non risponde chiaramente con un sì o un no, ma con un “dipende”, che rappresenta comunque un contributo verso una maggiore chiarezza su un tema che rimane controverso.
Nel corso dell’ultimo decennio, il ricorso all’artroscopia d’anca è aumentato moltissimo in tutto il mondo. A determinare questo successo sono stati i progressi negli strumentari e nella tecnologia, una maggiore familiarità all’artoscopia acquisita dai chirurghi fin dalla loro formazione universitaria e un più frequente riconoscimento (e trattamento) delle patologie intra-articolari dell’anca. Tra le più comuni indicazioni per l’artroscopia d’anca figurano l’impingement femoro-acetabolare, le rotture labrali, le lesioni del legamento termine teres femorale. Rispetto agli approcci open, l’artroscopia permette una riabilitazione più veloce, meno complicanze, meno dolore e una morbilità inferiore e rappresenta quindi un’opzione molto interessante.
Prendiamo ad esempio il conflitto femoro-acetabolare, una delle condizioni che più spesso conducono all’artroscopia d’anca: com’è noto, può derivare da una deformità tipo cam in cui la testa femorale, non essendo perfettamente sferica, confligge con il bordo acetabolare. Oppure da una deformità di tipo pincer, in cui l’acetabolo stringe a tenaglia la testa femorale, situazioni peraltro che spesso sono presenti contemporaneamente. Questo impingement è una causa intra-articolare di dolore all’anca, può anche portare a osteoartrosi e ha un’elevata prevalenza negli atleti, per cui l’artroscopia si è rivolta prevalentemente a pazienti giovani e in buona forma fisica, e del resto numerosi studi hanno mostrato risultati generalmente positivi per questa tipologia di soggetti.
Ma la letteratura non ha fornito risposte altrettanto chiare riguardo all’artroscopia d’anca nella popolazione di mezza età. Intanto, la più diffusa presenza di osteoartosi, un’attività fisica inevitabilmente meno frequente e concomitanti patologie muscolo-scheletriche si sono associate in molti casi a una prognosi meno favorevole. Inoltre diversi studi hanno suggerito cautela nel considerare l’opzione dell’artroscopia per pazienti meno giovani: anche chi ha documentato buoni risultati complessivi a breve termine, ha comunque rilevato la frequente necessità di una conversione alla chirurgia protesica, nonostante un’attenta selezione dei pazienti da operare.
A fronte di questo scenario, Horner si è proposto di esplorare sistematicamente la letteratura alla ricerca di studi che abbiano riportato outcome clinici, complicanze e conversioni a protesi totale per pazienti dai quarant’anni in su sottoposti ad artroscopia d’anca. Ne sono stati identificati 17, relativi a un gran numero di pazienti: 16.327 in tutto, di cui 9.954 nella fascia d’età interessata. Il risultato chiave è che tutti gli studi hanno riportato miglioramenti significativi grazie all’artroscopia d’anca per gli ultraquarantenni, uniti a una bassa percentuale di complicanze.
Tra i trial che hanno messo a confronto pazienti di diverse fasce d’età, alcuni hanno rilevato effettivamente risultati clinici migliori per i giovani, ma in altri casi non si sono notate differenze. Tutti però hanno documentato che la conversione dell’artroscopia a protesi totale si è resa necessaria più spesso all’aumentare dell’età; il rischio di fallimento chirurgico è risultato maggiore nei pazienti obesi e in presenza di osteoartrosi: quest’ultimo fattore è risultato anzi il fattore negativo più significativo, ancor più dell’obesità e della stessa età avanzata. Le conclusioni degli autori sono che «l’artroscopia d’anca può essere adatta per gli ultraquarantenni, ma un’attenta selezione dei pazienti è fondamentale e gli stessi pazienti dovrebbero essere informati del maggior rischio di conversione a protesi totale».
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia








