Nelle linee guida più recenti per la prevenzione delle infezioni al sito chirurgico, da quelle emesse dall’Organizzazione mondiale della sanità a quelle dei Centri statunitensi per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cdc), si consiglia una sola somministrazione perioperatoria di antibiotici per i pazienti sottoposti a procedure chirurgiche.
Queste raccomandazioni, che raccolgono le preoccupazioni per l’antibiotico-resistenza e si muovono nella direzione di un uso responsabile degli antibiotici, si basano su diversi dati di letteratura, tra cui tuttavia risultano poco rappresentati gli studi condotti su procedure di artroplastica. Un team del Rothman Institute della Thomas Jefferson University di Philadelphia, in Pennsylvania, ha dunque deciso di confrontare l’efficacia di una profilassi antibiotica con dose singola rispetto a quelle con somministrazioni multiple per la prevenzione delle infezioni articolari periprotesiche.
Lo studio, di tipo retrospettivo, ha preso in esame 20.682 interventi primari di sostituzione protesica totale, eseguiti dal 2006 al 2017. I dati dei 4.523 pazienti che avevano ricevuto una singola dose di antibiotici sono stati confrontati con quelli dei 16.159 che erano stati trattati con dosi multiple. A ciascun paziente è stato assegnato un punteggio di rischio infettivo e sono stati identificati quelli che hanno sviluppato infezione articolare nell’anno successivo all’intervento. I dati ottenuti sono stati poi analizzati dal punto di vista statistico con una analisi di regressione logistica multivariata che ha tenuto conto di possibili fattori confondenti.
I risultati, in linea con quelli forniti da studi precedenti di dimensioni più ridotte, mostrano che dosi multiple di antibiotici perioperatori non hanno conferito benefici aggiuntivi nei pazienti sottoposti a interventi di sostituzione protesica.
Alcuni ortopedici hanno avanzato dubbi sul fatto che i pazienti operati in regime ambulatoriale potrebbero non ricevere dosaggi sufficienti per proteggerli in modo efficace dalle infezioni. «Ma questo studio – scrivono gli autori – suggerisce che la chirurgia ambulatoriale può essere altrettanto sicura di quella ospedaliera dal punto di vista infettivo, proprio perché il numero ridotto di dosi generalmente somministrate in chirurgia ambulatoriale non aumenta il rischio di infezioni periprotesiche».
Se l’efficacia della dose singola di antibiotici verrà confermata – magari con un ampio studio prospettico, come si augurano i ricercatori della Thomas Jefferson – i vantaggi sarebbero notevoli. La speranza maggiore è che la riduzione dell’utilizzo di antibiotici contribuisca a contrastare il fenomeno della resistenza, che costituisce una minaccia a livello mondiale ed è particolarmente grave proprio in Italia, dove il numero di decessi complessivi correlati a infezioni da batteri resistenti è di oltre 10mila all’anno, il più alto in Europa.
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia









