In un recente articolo apparso sul Journal of Bone and Joint Surgery, Meehan, Jamali e Nguyen offrono una panoramica delle attuali linee guida sulla profilassi antibiotica negli interventi di artroplastica all’anca e al ginocchio.
La bassa frequenza di contaminazioni riconducibili a un intervento di artroplastica ha reso difficile definire le modalità di intervento farmacologico, per l’assenza di un numero sufficiente di casi per trarre risultati significativi. Alcuni studi hanno comunque indicato che trattamenti preoperatori con un antibiotico beta-lattamico come cefazolina e cefuroxima riducono l’incidenza di infezioni da Staphylococcus aureus, il microrganismo gram-positivo che rappresenta la fonte maggiore e più pericolosa di contaminazione. In alcuni studi, la diminuzione dei casi di infezioni correlate a Staphylococcus aureus era accompagnata da un numero crescente e spesso preoccupante di ceppi meticillino-resistenti dello stesso microrganismo, che da una parte vanificava l’uso dei beta-lattamici e dall’altra richiedeva l’uso di altri antibiotici, come la vancomicina, con il rischio ancora maggiore dello sviluppo di ceppi resistenti a quest’ultimo antibiotico. La vancomicina, infatti, è indicata soltanto in caso di rischio elevato di anafilassi nei confronti dei beta-lattamici o qualora si sia accertata la presenza di un’infezione non sensibile alle cefalosporine.
È quindi indispensabile stabilire un equilibrio tra uso preventivo legittimo e abuso di antibiotici preoperatori. Le linee guida accettate propongo l’uso di un antibatterico come cefazolina entro un’ora prima dell’intervento e per un periodo postoperatorio non superiore alle ventiquattro ore. Perché è stato dimostrato che una finestra di intervento farmacologico postoperatorio più estesa non ha un effetto significativo sull’incidenza delle infezioni. Gli autori rilevano comunque che la comparsa di ceppi di Staphylococcus aureus meticillino-resistenti può essere limitata in misura ragionevole dall’uso di una terapia antibiotica ad hoc, dopo un’analisi microbiologica della flora endogena dei pazienti. Questo approccio sembra essere particolarmente promettente, viste l’alta incidenza ospedaliera di ceppi di Staphylococcus aureus meticillino-resistenti e la reticenza all’uso dei glicopeptidi come la vancomicina. In alcune strutture, infatti, la frequenze di ceppi di Staphylococcus aureus resistenti alle cefalosporine da campioni tissutali è del 50% e in tali ospedali sono pertanto spesso applicate terapie antibiotiche preoperatorie con vancomicina combinata con cefazolina.
Meehan J, Jamali AA, Nguyen H. Prophylactic antibiotics in hip and knee arthroplasty. J Bone Joint Surg Am 2009 Oct;91(10):2480-90.








