
Alberto Gobbi
«I risultati del nostro studio mostrano che il Prp non ha migliorato la condrogenesi, che in generale è stata anzi inibita con l’aumentare della concentrazione e la durata dell’esposizione, sulla base delle analisi istologiche, biochimiche e dell’espressione genica. Considerati nel loro insieme, questi dati suggeriscono che nonostante siano stati riportati effetti positivi del Prp in termini di riduzione del dolore e di miglioramento della funzionalità, il suo meccanismo d’azione probabilmente non coinvolge direttamente la formazione di cartilagine ialina mediata dalla cellule mesenchimali». Queste affermazioni si possono leggere sulle pagine di Tissue Engineering a conclusione di uno studio coordinato da Jean Liou Jr-Jiun, ricercatrice presso il dipartimento di bioingegneria dell’University of Pittsburgh, e intervengono in un dibattito che è in corso da tempo riguardo all’efficacia e alle corrette indicazioni dei concentrati piastrinici.
Tuttavia, come afferma Alberto Gobbi, docente e ricercatore presso l’Università della California a San Diego e presidente della International Cartilage Regeneration & Joint Preservation Society (Icrs), bisogna fare molta attenzione nella lettura e interpretazione dei dati riportati in studi di scienza di base, poiché non sempre possono immediatamente essere traslati alla pratica clinica. «Occorre specificare – ci ha detto Gobbi – che lo studio si riferisce all’effetto di un determinato tipo di Prp a elevata concentrazione sulle cellule mesenchimali e non sui condrociti maturi, che è stato testato in vitro e non in vivo in un ambiente di artrosi articolare».
Da tempo il plasma ricco di piastrine, derivato dal sangue e contenente una gran quantità di fattori di crescita, ha attratto l’attenzione degli studiosi e si è mostrato in grado di promuovere la formazione di cellule staminali e la formazione di nuovo tessuto nel trattamento delle lesioni della cartilagine. Ma restano molti dubbi e gli studi pubblicati in letteratura mostrano risultati controversi, anche in ragione della differenza dei metodi adottati, dei protocolli applicati e dei quadri clinici considerati. A fronte dello studio dei ricercatori di Pittsburgh, ne esistono altri che dimostrano che il Prp può favorevolmente influenzare la condrogenesi.
«Nella fattispecie – riferisce Gobbi – è importante considerare che molti recenti studi hanno determinato quali debbano essere le caratteristiche del Prp che si utilizza nei quadri di condropatia: è infatti importante valutare, oltre alla concentrazione delle piastrine, la componente leucocitaria potenzialmente presente nel Prp; taluni dispositivi medici riescono a essere selettivi facendo in modo di trattenere nel Prp solo la componente antinfiammatoria, rappresentata da linfociti e monociti, eliminando la componente pro-infiammatoria costituita dai granulociti».
L’esperto italiano assegna dunque allo specialista la scelta del dispositivo medico più appropriato e la valutazione in tempo reale della situazione clinica del paziente, così da produrre la tipologia di emocomponente per uso non trasfusionale più adatta alla specifica esigenza applicativa, con la garanzia di fornire un prodotto sicuro e standardizzato.
Bisogna ricordare che dal punto di vista legislativo i dispositivi medici dedicati alla produzione di Prp e prodotti derivati devono essere obbligatoriamente progettati per l’uso specifico e certificati per l’utilizzo clinico (classe II o superiore). «A questo proposito – spiega il presidente Icrs – di recente sono stati presentati dispositivi dedicati alla produzione della miscela composta da acido ialuronico (HA) e Prp, attraverso metodica a circuito chiuso e “one-step”, che possono essere indicati per il trattamento dell’osteoartrosi e delle lesioni cartilaginee. Pertanto l’utilizzo di una sospensione di piastrine (Prp) intrappolate in uno scaffold tridimensionale (HA) può rappresentare una nuova frontiera per il trattamento della patologie osteoarticolari; infatti, tra tutti i biomateriali, l’acido ialuronico è il candidato ottimale per il trattamento delle patologie artrosiche e le sue caratteristiche chimico-fisiche sono in grado di aumentare il tempo di permanenza del Prp nell’articolazione, potenziandone l’efficacia. L’azione combinata di HA e Prp può giocare un ruolo fondamentale nel trattamento della sintomatologia dolorosa associata alla patologia articolare, nella riduzione dell’infiammazione articolare, nella promozione della sintesi di nuova matrice extracellulare e nella modulazione cellulare, invertendo così il circolo vizioso caratteristico delle patologie artrosiche e trasformandolo in un circolo virtuoso».
Renato Torlaschi
Giornalista Tabloid di Ortopedia
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CONGRESSO ICRS A VANCOUVER IL TOP IN MEDICINA RIGENERATIVA_Uno dei punti di riferimento a livello internazionale per quanto riguarda l’ortopedia rigenerativa è sicuramente l’International Cartilage Regeneration & Joint Preservation Society (Icrs), oggi presieduta dall’italiano Alberto Gobbi. L’esperto di ortobiologia presiede i lavori del congresso internazionale della società scientifica, che si tiene a Vancouver (Canada) dal 5 all’8 ottobre.
Al congresso Gobbi è protagonista di una relazione domenica 6 ottobre proprio sul nuovo sistema “one step” che combina il plasma ricco di piastrine del paziente con acido ialuronico, che vede indicazioni per l’artrosi e nell’ambito della medicina dello sport.
L’appuntamento successivo con la società scientifica sarà l’Icrs Focus Meeting di Vienna, in Austria, dove giovedì 21 e venerdì 22 novembre l’attenzione si concentrerà sull’imaging: «Quello che vediamo nelle immagini radiografiche e nelle immagini di risonanza magnetica sta influenzando le nostre strategie di riparazione e rigenerazione dei tessuti» si legge nella presentazione del focus, che si pone l’obiettivo di valutare le tecniche di imaging come supporto indispensabile per la diagnosi e la corretta selezione dei pazienti, fino al monitoraggio in follow-up dei trattamenti eseguiti.








