«Gli studi sugli interventi di protesi monocompartimentali di ginocchio assistiti da robot hanno grandi probabilità di essere finanziati dall’industria, di essere scritti da autori con conflitto di interessi e di essere pubblicati su riviste di scarso prestigio». Sono le conclusioni di uno studio statunitense coordinato da Leonardo Cavinato della Clinica ortopedica 3B del Jefferson Health System di Philadelphia e riportato sulle pagine di International Orthopaedics, in cui gli autori mettono in guardia i lettori e li sollecitano a una maggiore consapevolezza sui conflitti di interessi che possono esistere dietro certe sperimentazioni.
La tecnologia robotica nella chirurgia ortopedica è notevolmente avanzata nell’ultimo decennio, promettendo numerosi vantaggi rispetto alle tecniche standard. Tuttavia, alcuni esperti hanno espresso preoccupazioni riguardo all’influenza dei finanziamenti delle industrie del settore sull’imparzialità degli studi. I risultati del lavoro di Cavinato alimentano queste perplessità.
I ricercatori americani hanno condotto una ricerca sistematica sui lavori riportati da PubMed e Google Scholar dal 2012 al 2016 e hanno così individuato 45 articoli che riportano l’applicazione della tecnologia robotica per interventi di protesi monocompartimentali di ginocchio e 167 in cui la stessa procedura è stata eseguita senza assistenza robotica.
Tra i due gruppi, sono stati confrontati i lavori che presentavano conflitto di interessi o finanziamenti delle industrie del settore, l’impact factor della rivista su cui sono stati pubblicati, il livello di evidenza e il citation ratio (indice bibliometrico che ha l’obiettivo di misurare l’inluenza reale degli articoli).
Ne è risultato che il 51% degli studi sulle protesi effettuati con assistenza robotica erano finanziati dall’industria oppure avevano autori con conflitti di interessi, rispetto al 29% dei lavori sullo stesso intervento non assistito. Inoltre, il 24% dei primi (e solo il 9% dei secondi) era stato pubblicato su riviste a cui il Journal Citations Report non aveva assegnato alcun fattore di impatto. Non c’è stata invece alcuna differenza riguardo alla bibliometria o al livello di evidenza. «I lettori che analizzano i dati pubblicati – concludono gli autori – dovrebbero essere consapevoli dei potenziali conflitti di interessi al fine di interpretare più accuratamente i dati e le conclusioni degli studi».
L’argomento è stato analizzato, in termini più generali, anche dalla Società italiana di ortopedia e traumatologia (Siot) nel quaderno “Q & A in materia di conflitto di interessi” (shortlink: www.bit.ly/37sdYkN), dove ci si è chiesto se, in generale, gli studi sostenuti dall’industria riportano gli stessi risultati degli studi indipendenti. «No – è stata la risposta degli esperti Siot –. Negli ultimi anni il numero dei clinical trial sponsorizzati è aumentato. Una Cochrane review su 75 articoli ha concluso che gli studi sponsorizzati dall’industria hanno riportato migliori risultati, con effetti avversi simili, conclusioni più favorevoli e meno concordanza tra i risultati e le conclusioni degli studi, rispetto agli studi non sponsorizzati dall’industria». A questo proposito, il lavoro del team di Cavinato sulle protesi di ginocchio viene giudicato «emblematico».
Giampiero Pilat
Giornalista Tabloid di Ortopedia









